Piacere, Daniel Maldini!

Pacato, umile, parole che paiono di Modric o De Bruyne. «Sono mancato in continuità, sono qui per ritrovarmi. Un gol all'Inter? Pago la cena ai compagni!». L'esterno del Cagliari si presenta. L'impressione porta lontano
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Facile, e abbastanza banale, parlare di cognome pesante, montagna da scalare, esami doppi e così via. Se ti chiami Daniel Maldini sai cosa ti aspetta. Lo hai da sempre messo in conto. Poi, cresci. Vedi tuo padre osannato da chiunque, in ogni angolo del pianeta, abbia dato anche per sbaglio un calcio a una palla. Identica pagella per tuo nonno Cesare. Una dinastia di capitani rossoneri. In cortile, in una favela, nella finale di Coppa del mondo, cambia poco. Tu sei Maldini. Figlio e nipote d'arte. Hai, e avrai, pochi margini d'errore. Ti vivisezioneranno, avranno una cura maniacale per i dettagli, sarai osservato in campo e fuori. Dovrai allenarti sempre di più, per quel maledetto centimetro che fa un metro. È il calcio, bellezza, si può commentare parafrasando Humphrey Bogart. Intanto, il calendario scorre. Ti chiedono del riscatto dopo stagioni così così. Vogliono sapere se hai vissuto con papà Paolo la telenovela legata alla Nazionale. Ti interrogano sul poster del calciatore-mito che hai avuto in camera: «Nessuno in particolare. Mi piacciono in tanti e sono tutti forti». Benvenuto, Daniel. I Quattro mori e i colori rossoblù - e per romanzare il maestrale e lo scirocco che spazzolano il golfo degli Angeli, la via Roma, il porchetto, le seadas e tutto il resto - hanno sempre portato abbastanza bene. Ma di certo, non sei scaramantico. Indossi le sneaker come qualsiasi tuo coetaneo. Pesi le parole, usi frasi secche, non ti metti a posto i capelli ogni due per tre.
Il futuro è già presente. Piedi per terra, lavoro e modestia, dunque. Poi, si vedrà. L'idea dell'appartenenza e delle responsabilità, pure: «Prendo il posto di Seba Esposito ma ciascuno di noi deve sempre farsi carico del proprio lavoro». Basta e avanza per proseguire. Viso pulito e commenti dolci arrivano puntuali anche per i compagni, da Kevin Carlos a Fazzini: «Con Jacopo ci siamo ritrovati, sono molto contento. Kevin l'ho conosciuto all'aeroporto, in allenamento sta mostrando forza e determinazione. Il gruppo? Splendido, unito, concentrato sul lavoro e sulle indicazioni del mister». Pare una conferenza stampa di Modric o De Bruyne. Gente da centinaia di partite in Champions, Mondiali e bacheche stracolme di trofei. Invece sulla carta d'identità c'è scritto 11 ottobre 2001. Sei cresciuto al Milan, e dove se no?, hai fatto la trafila con le giovanili azzurre e conti sei gettoni nell'Italia dei grandi. Al debutto di Parma, in tribuna c'erano anche Roberto Mancini e Leo Bonucci. Chissà. Daniel va dritto per dritto. A vent'anni è stato indicato dall'Uefa tra i migliori cinquanta profili dell'anno. Mica male. Lui è semplice, pacato. Lo sguardo va sempre sull'interlocutore. Il linguaggio del corpo rivela anche una voglia matta di tornare in campo quanto prima. Senza scordare Fabio Pisacane: «Ci ho parlato a lungo. Mi ha colpito la sua decisione nel difendere la concentrazione per una filosofia offensiva e attenta». Daniel posa per le foto. Mostra i pollici alti, ma solo perché insistono. Riassume i campionati in chiaroscuro a Bergamo e Roma: «Può darsi che mi sia mancata la continuità. Per fare bene occorre un mix di tante cose. Qui mi pare il posto giusto per ritrovarmi come nell'annata a Monza». Pochi fronzoli, altrettanti luoghi comuni. «Le differenze tra l'Olimpico senza i tifosi della Lazio e la Domus si sentiranno. E sarà un bene per tutti noi: so del calore della tifoseria sarda». La conferenza stampa si chiude. Daniel saluta. Domenica c'è l'Inter: «Un gol a Martinez? Se segno offro la cena ai compagni!». Mezzo sorriso. Per stasera è tanto. Con, a seguire, uno sguardo, magari, a una serie su Netflix o all'ultimo Spiderman. In circolo ci sono le preziose endorfine nate con la preziosa vittoria di Parma. E se quel tiro a giro di destro, con Corvi impotente, fuori a un dito dal palo, fosse entrato, chissà cosa si direbbe. Daniel è sul pezzo. Per Calhanoglu e soci c'è ancora tempo.