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Claudio Ranieri, il predestinato

Ritratto di Claudio Ranieri, in giacca scura e camicia azzurra, davanti a una gigantografia di una partita di calcio
Claudio Ranieri, il predestinato
Sport · Turismo · Sociale· Mario Frongia·4 min di lettura

La lungimirante chiamata di Giovanni Malagò, l’approdo in Azzurro, una scommessa che suona bene. C’è da fare squadra, l’uomo sa come funziona. Ma occhio ai tanti «amici» lesti nel salire sul carro

Il «chi l’avrebbe mai detto!» stavolta suona bene. Poi, passata la breve sbornia, il pensiero corre veloce. E riannoda i fili. Spesso, quel che non riesce agli uomini, su una scrivania, al telefono o di fronte ai bucatini all’amatriciana, lo inchioda la storia. Nello sport e nella vita.

Claudio Ranieri con la tuta, ma sarà più spesso la giacca, della Nazionale. Era il suo sogno. Prima e dopo il Cagliari. Prima e dopo la Roma. «Sta arrivando dalla Calabria» le parole di Giovanni Malagò nel darne notizia. E che notizia! Un minuto dopo l’annuncio di Roberto Mancini, la chiamata del capo della Federcalcio suona come nemesi perfetta per il figlio del macellaio di Testaccio.

In un contesto surriscaldato che va da Maldini a Leonardo, passa per Ancelotti e Guardiola, si ferma su Pirlo, sfiora Chiellini, Thiago Motta e Conte, ecco il jolly buono per mille battaglie: sir Claudio. Si direbbe, una giocata all’italiana. Meglio, quel genere di scelte che, senza neanche grattare a fondo, la dicono lunga. Nell’immediato e per il domani.

Un domani che ha una data obbligata: i mondiali del 2030 che si giocheranno tra Marocco, Portogallo e Spagna con Uruguay, Argentina e Paraguay che ospiteranno alcune gare inaugurali legate ai cento anni della manifestazione. Insomma, bersaglio più che pesante.

Dopo i tre flop di fila, le dimissioni a catena dei vertici del pallone italico, la ripartenza con oltre il 68 per cento delle preferenze del già numero uno del Coni, la gara da non sbagliare. E sarà meglio digerire rapidamente i sussulti per il richiamo di Mancini, vincitore degli Europei 2021, sconfitto a Palermo dalla Macedonia nel test che valeva i Mondiali, lesto nell’imbarcarsi per i petroldollari arabi. «Si è scusato» ha chiuso Malagò.

Ecco, forse la scelta di Ranieri ha a che fare con una visione più ampia. E si incastra anche nel ruolo del ct iesino. Il presidente non lo dice, per ora. Ma è chiaro - specie se dal ministero dello Sport si insiste nel lanciare sassate da un fronte che dovrebbe essere amico o quanto meno neutrale! - che presto anche questi dettagli verranno allo scoperto.

Mister Leicester. Sulle gride alla moralità e all’etica - provenienti da un sistema calcio simile a Erode che gestisce un asilo nido! - ci sarebbe da sbizzarrirsi. Ha avuto la meglio, per fortuna, la pragmaticità del recente trionfatore delle olimpiadi Milano-Cortina. Giovanni Malagò ha giocato di clava e fioretto. Senza, l’avrebbero sgambettato in poche ore. Dunque, si riparte da Claudio Ranieri.

Giovanni Malagò seduto alla scrivania del suo ufficio, con le mani intrecciate, mentre parla in un videomessaggio
Giovanni Malagò, capo della Federcalcio

Uomo da panchina nato al Cagliari degli Orrù, capace di salire dalla C alla A. Dopo trent’anni fenomenale stratega nel risalire in B e conquistare una salvezza miracolosa. Giusto per la memoria che va e viene e per stare sulla piazza, un riassuntino non guasta.

Forte della Premier conquistata con il Leicester, presa a dicembre la squadra da Liverani, a un passo dai play out per la C, Ranieri ha avuto per rinforzi Azzi e Prelec. E una volta battuto il Bari con la zampata di Pavoletti, per la A ha chiesto due difensori che conoscessero la categoria. Gli hanno dato Hatzidiakos e Wieteska, neanche un minuto giocato in A. Segnalata l’urgenza di almeno una punta da doppia cifra, sono arrivati Petagna e Shomurodov, a fine campionato quattro reti in due.

Tanto che il tecnico capitolino, capita la musica societaria rossoblù, pur con un altro anno di contratto, ha salutato città e club con eleganza. Ecco, l’uomo non è abituato ai compromessi. Tira dritto, condivide, sminuzza. Poi, decide. E questa, per il calcio tricolore, è una buona notizia.

Si dirà che la Nazionale è cosa diversa dai club. Vero. Però, adesso c’è poco spazio per i giochi di prestigio. Certo, magari lascia perdere interventi plateali. E punta dritto al cuore del problema. Poi, che sia un grande motivatore, esperto conoscitore dell’animo dei suoi calciatori, è noto su ampia scala.

A Mancini le convocazioni, la tattica e la messa in campo. A Claudio Ranieri, la collaborazione, la saggezza, il lavoro sul gruppo e sulle prospettive. Che poi si possano prevedere «libecciate», come ama dire, fa parte del gioco. Oggi su oggi, c’è da fare squadra. In fretta e con tutte le componenti che remano all’unisono. A settembre le gare della Nations league saranno il primo test.

Ed è chiaro che servirà saper tener duro. In campo e fuori. Anche con i tanti prevedibili «amici» che si sono affrettati a benedire platealmente le chiamate di Giovanni Malagò. Lesti e allenati, come da copione, nel praticare uno degli sport più diffusi: il salire sul carro che suona di vittoria. Comunque pronti a fuggire appena avvertono puzza di fatica e sudore. Suerte, Claudio!